Stò migliorando il setup fotografico del microscopio con l'obbiettivo di massimizzarne la qualità di immagine sia fotografica che video.
Mi sono accorto subito  che ottenere dei risultati nell'immediato è relativamente semplice,  ottenerne di buoni è davvero  impegnativo e si arriva presto al dover ottimizzare tutto senza trascurare nessun dettaglio.  Il microscopio è uno strumento "serio", quasi sempre indirizzato allo studio od al professionista.
Chi di noi è appassionato di astronomia sà che al dilettante è dedicato un ormai vastissimo parco di strumenti,  chi approccia la microscopia si rende subito conto che invece il mercato è orientato al professionale, la microscopia non è una passione che ha concentrato budget sull'amatoriale.  Tra un buon microscopio da ricerca base ed un buon strumento usato reperibile su Ebay (magari usato da 20 anni), le differenze sono praticamente solo in termini di costo ad estremo favore di quest'ultimo e non di resa finale. La differenza la può fare un'ottima ottica sia sul primo che sul secondo e questa è una vecchia regola alla base di qualsiasi considerazione nell'ambito dell'ottica. Ho iniziato, come tutti appena raggiunto il traguardo di avere lo strumento sul banco,  prima ci ho guardato dentro come un bambino, appagato dal solo contatto visivo e poi da buon adepto all' astronomia "smanettona" ho iniziato tutta una serie di esperimenti.  Beh le tappe le conoscete tutti, la macchina digitale sul oculare in afocale, la webcam, elabora le immagini etc.
La trinoculare è  fondamentale, tutto l'armeggiare intorno alla binoculare è sempre scomodo e comunque fonte di sicure vibrazioni, quindi il discorso và affrontato subito. Se ne trovano di usate in buono stato su ebay, assicuratevi che sia dichiarato che l'oggetto di vostro interesse funzioni, attenti quando trovate il tizio che dichiara di non averlo potuto provare ....la mia era comunque rotta e la cosa su Ebay non era stata messa  in chiaro, molta delusione quando è arrivata, purtroppo la camicia interna era spezzata...l'immagine restituita era doppia e addirittura sfalsata in verticale, cioè la peggior cosa che potesse capitare.
Non mi sono perso d'animo però, il pezzo intero è stato ricreato in fusione dallo stampo in ceramica dell'originale. Detta così sembra economicamente "tremendo" (mi rendo conto) ma la spesa fù contenuta in 100 Euro ed un viaggio in abruzzo alla ditta
Coma di Adriano Lolli. Con la trinoculare si inizare a ragionare, la camera può essere montata al top dello strumento in posizione centrale. Sul microscopio utilizzo una Canon 300D, una reflex digitale e quindi non va montata in afocale ma utilizzando un distanziatore che la porti nel fuoco di un oculare dedicato alla fotografia. Quest'oculare è importante, potete usare all'inizio anche un oculare del microscopio per provare, ma  ingrandisce troppo, inoltre l'oculare fotografico è "corretto" sia per il campo da inquadrare che per tutta una serie di  obbiettivi studiati in abbinamento (nel mio caso i Nikon CF). Le ottiche che acquistiamo di occasione su internet sono comunque di varie marche...tra i più amati dal sottoscritto i Lomo ad immersione in acqua (formidabili sui protozoi), utilizzo anche con questi l'oculare fotografico della Nikon, non ho notato particolari differenze nella resa.
Ben presto ho dovuto affrontare tutta una serie di problemi che scoprivo andando avanti nell'esperienza pratica...la luce non bastava, il mosso era sempre lì che mi sorprendeva anche su soggetti pressochè immobili e come fare per immortalare i veloci protozoi? L'unica soluzione dopo aver bloccato lo specchietto della reflex  tre secondi prima dello scatto è stata l'utilizzo di un flash portato dietro alla sede dell'alogena del microscopio.
Questa soluzione di cui non ho il merito la trovate sul sito di Charles Krebs, eccovi il link al documento  dal quale ho tratto molti spunti tra i quali l'uso dello stativo per utilizzare la reflex montata in verticale sulla trinoculare, evitando qualsiasi vibrazione....mi dà la possibilità di poter montare anche  una videocamera DV sulla verticale della trino.
il setup del microscopio l'ho realizzato con una serie di "parti" e supporti dedicati alla fotografia, lo stativo sul quale è montata la reflex faceva parte di un ingranditore Dhurst a colori, trovato usato a 50 Euro da un ottico qui a Roma...l'attacco che connette la reflex all'ingranditore (che non era fornito di un attacco standard) è avvenuto mediante un "Clamp", dedicato alle luci ed ai vari supporti per allestire i set fotografici,  la connessione allo stativo al quale poi ho collegato una "testa" con snodo a 180° (Manfrotto)...a sua volta collegato ad una slitta con innesto a coda di rondine a sgancio rapido della "National Geographic". Ultimo pezzo è la slitta micrometrica con vari attacchi per reflex e videocamera (credo, se non ricordo male sia un accessorio Manfrotto anche questo) dedicato alle riprese video...utilissima anche per le riprese in afocale (magari con una camera digitale non reflex).
La cosa più difficile è stato trovare lo stativo...lo volevo molto robusto.

La reflex  è remotata per non aggiungere alcuna fonte di vibrazioni mediante cavetto optional Canon, da notare inoltre che non esiste contatto tra macchina  fotografica e microscopio, questa è montata sullo stativo ed il soffietto è "calato" a coprire l'oculare per evitare luce non desiderata, mantenendo aria tra i bordi. Se aggiungiamo che lo specchietto viene ribaltato 3" prima dello scatto, non posso imputare certo alle vibrazioni l'insuccesso dei miei scatti.  La messa a fuoco dell'immagine nella  reflex è l'unico problema che (con un pò di ottimismo) rimane perfezionabile.
Rendere parafocale l'immagine restituita dagli oculari ai nostri occhi e quella nel mirino della reflex o meglio sarebbe dire sul sensore è una discreta impresa che mi ha dato filo da torcere in abbondanza. L'obiettivo da raggiungere è lo scatto di un immagine identica alla visione restituita all'occhio. Fondamentale diventa il rapporto tra le varie distanze: l'oculare fotografico deve essere sollevato fino ad ottenere una situazione in cui il fuoco sembra approssimativamente corretto (nella visione restituita dal mirino della reflex è impossibile esserne certi), i ritocchi finali avverranno alzando ed abbassando la posizione della macchina sullo stativo. Vi renderete subito conto che allontanando la macchina dall'oculare l'immagine ingrandisce ed il campo diminuisce, il fuoco varia molto lentamente questo vi può portare a distanziare troppo la macchina dall'oculare ed avere l'immagine perfettamente a fuoco ma un campo troppo piccolo e quindi perdita di risoluzione con la conseguente difficoltà a mantenere il soggetto nel campo inquadrato e perdita di luminosità. Dovrete trovare il punto in cui:
- il campo inquadrato è esattamente interno alla vignettatura dell'oculare
- la distanza  tra oculare e macchina fotografica sia la minore possibile

La trinoculare del Labophot non mi permette di innalzare l'oculare ed ho utilizzato dei dischetti di poliuretano (sono quelli che trovate nelle confezioni dei CD o DVD da 25/50/100, quelle cilindriche di plastica trasparente) e che vengono utilizzati come distanziatori tra la pila dei dischi ed il coperchio. Sono morbidi e ritagliabili, inoltre sono tutti diversi in quanto a spessore. Con tre dischetti sono arrivato al "compromesso"
Una videocamera dedicata alla microscopia sarebbe l'ideale, nel mio caso però bisogna arrivare anche a porsi dei limiti ed utilizzare al meglio le risorse già disponibili. La Canon DV che utilizzo per i video sui protozoi, è un ottimo strumento con tutte le caratteristiche per staccarsi dalla media delle apparecchiature amatoriali pur restando un apparecchio dedicato a questo mercato e soprattutto era già in casa. Mentre la reflex ha bisogno di un flash per "congelare"  le immagini in movimento, la videocamera con la sola illuminazione del microscopio ed il proprio bilanciamento dei bianchi dovrebbe fare quasi i miracoli...quasi.
Con il camcorder si perde parecchia risoluzione, è d'altronde impossibile fare un confronto tra il sensore di una digitale fotografica che lavora a piena risoluzione ed il sensore della videocamera che è costretto generalmente al formato PAL che alla meglio arriva ai 720x576, va da sé che si perda  molta dell'informazione.
Il primo problema che ho affrontato nell'abbinarla al microscopio è stato posizionarla esattamente sull'oculare dandogli una serie di regolazioni fini indipendenti per portarla alla minima distanza possibile.  
Ho assemblato una serie di meccanismi dedicati alla fotografia in modo da poterla montare e smontare con un attacco a baionetta (è montata come un telescopio sulla slitta) infatti la devo montare e smontare velocemente per poter sostituire il nastro DV e riposizionarla senza che cambi tutto l'assetto. Praticamente la sollevo utilizzando il distanziatore dello stativo,poi  la sgancio dalla sede a baionetta e per rimontarla devo solo riposizionarla nella sede, bloccarla e riabbassare il distanziatore, se necessario, con la micrometrica arrivare a misura...meno di un minuto. La messa a fuoco avviene su di un monitor collegato all'output del camcorder. Tutti i comandi sono remotati con il telecomando già in dotazione.  Fin quì nulla di nuovo, dove ho lavorato parecchio è stato sulla ricerca dell'oculare per le riprese in afocale. Qui mi prendo il merito di aver usato una soluzione originale, infatti non è un oculare.
Su questo ho lavorato parecchio studiandole tutte.  
Non riuscivo ad eliminare dalle riprese video la vignettatura , quando riuscivo a migliorarla arrivavo ad una ripresa che comunque sullo sfondo presentava nel campo dei fantasmi, macchie dovute ad oggetti vicini al piano focale (polvere interna...sporco) .
Le riprese erano sufficienti a documentare l'evento in corso, ma qualitativamente piuttosto scadenti. Ho pensato ad un certo punto all'obbiettivo del diaproiettore, divergendo i raggi luminosi, poteva aiutarmi quantomeno ad allargare il campo utile e forse evitare l'effetto zona oscura. Sono stato fortunato, la ripresa in afocale utilizzando  l'obbiettivo di un ottimo Leica (montato sulla trinoculare alla rovescia,  con la lente esterna verso l'alto) è stata la miglior soluzione del problema.
Sopra l'oculare del dia Laica in posizione









          Qui sotto il link al primo video "pulito"
Un grazie agli amici di MICROCOSMO per avermi aiutato ad  approfondire argomenti  inerenti alla microscopia, senza il loro aiuto non avrei potuto affrontare questo viaggio con la stessa sicurezza ed entusiasmo.
Per ora è tutto, ampliamenti futuri in vista e soprattutto la mia attuale esperienza con l' ILLUMINAZIONE e LED
Qui accanto sulla destra il flash in posizione ed a sinistra, la modifica apportata alla sede dell'alogena del Labophot per poter utilizzare il flash.
Sono state rimosse le alette sul retro del portalampada
mail
Descriverò più avanti gli ulteriori sviluppi in ambito fotografico. Ora mi soffermerò un poco sull'abbinamento della videocamera al microscopio.
Il flash dietro al microscopio  ed a destra, la EOS 300D al "fuoco" del Labophot
Il comando remoto di scatto
T  H  I  R  D  P  L  A  N  E  T
Il "nuovo" Nikon OPTIPHOT...assemblato da due stand acquistati d'occasione su ebay, è completo...il porta lampada esterno acquistato  separatamente è stato rifornito con un'alogena nuovissima e un secondo condensatore per il contrasto di fase che avevo acquistato un paio di anni fa ha completato, con i vari obbiettivi  non utilizzati sul LABOPHOT (peraltro ormai in setup fotografico "quasi" permanente) la dotazione di base.
La luminosità è davvero notevole rispetto al Labophot, che a volte mi aveva fatto sognare di poter usufruire (particolarmente nel contrasto di fase) di grandi quantità "extra" di luce...da qui l'idea poi abbandonata di passare ad un impianto alogeno esterno con fibre ottiche (francamente parecchio costoso). Ho completata da poco anche l'illuminazione a LED che mi riservo di illustrarvi su queste pagine a breve. Grande assente al momento è una seconda trinoculare per usarlo in fotografia...ma ci stò lavorando.


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thirdplanet.it
microfotografia
Recentemente di questo strumento ho scritto:
Avendo voglia di provarlo per controllarne che la centratura e l'ottica nella base fosse a posto, ho deciso di utilizzare come fonte di luce un diaproiettore che giaceva da un pezzo a raccogliere polvere in uno scatolone.
Inizialmente ho fatto qualche prova, la lampada è lontana all'interno del cabinet, quindi ho dovuto aprire tutto il diaframma di collimazione del fascio luminoso nella base, con un allagamento completo del campo visivo, inoltre la luminosità del diaproiettore è molto intensa. e quindi oltre l'abbaglio rimaneva un campo illuminato comunque ridotto.
La soluzione è stata quella di provocare una rifrazione interponendo tra il dia ed il microscopio un disco di plastica semitrasparente satinato con una certa opacità....la luce viene diffusa uniformemente e all'interno del campo visivo ho avuto un illuminazione uniforme, le immagini sono buone e luminose agli alti ingrandimenti in modo spettacolare ma troppo luminose....fastidiose ai bassi, allora ho pensato ad una soluzione che probabilmente potrebbe diventare definitiva per il futuro setup fotografico dell'OPTIPHOT.....se invece del disco satinato mettessi un ellisse satinata a 45° (grosso modo è un pò il concetto del secondario nel telescopio newtoniano) potrei non solo deviare parte del fascio a 90° verso il basso ma utilizzarlo anche per posizionarci sopra il flash a 90° e sfruttando l'altra "faccia" ottenere la riflessione necessaria per "congelare" i miei protozoi....ora farò i miei esperimenti e poi vi farò sapere....magari potrebbe essere una soluzione non solo per me.
NIKON OPTIPHOT
Led Seoul  P4  MTE  245  Lumens
Non è il primo approccio all'illuminazione con il LED...ho già provato con successo, il primo è stato il Luxeon K2, ma la potenza del diodo era ancora un po "bassina" e alla fine ho ripristinato il sistema con l'illuminazione nativa. Ora altra storia...i nuovi LED sono potentissimi ed il Seoul P4 un gran "performer", scalda molto e quindi l'ho montato su una barretta di alluminio incollandolo con il cianoacrilato e poi la barretta a sua volta è stata incollata ad un dissipatore di calore di un processore (sempre di alluminio)...la spesa è stata davvero contenuta...il LED meno di 20 Euro spedizione compresa ed il dissipatore era una parte usata che ho pagato 1 Euro. Per alimentarlo ho usato un alimentatore stabilizzato in corrente continua che avevo già acquistato per il Luxeon
Last update 02/11/2010